Dolomiti di Brenta – Valle di Ceda – Cima Sparavieri: Via "Yurka Libera"

“Yurka Libera”: ………. solo il nome rimbomba nell’aria  come segno di protesta……….. La sofferenza di un orso in carcere………… che dire: tanti pro e contro al nome ma comunque un complimenti agli apritori per aver trovato una prima linea su questa parete e forse un nome che li rappresenta ………… ;-)

Questo articolo che ho voluto pubblicare descrive la storia dell’Orsa Yurka. Per quanto ne possa sapere io, come ogni storia potrebbe essere vera solo in parte, comunque la descrizione sommaria e il racconto mi è piaciuto. Ora è difficilissimo schierarsi da una parte o dall’altra, l’unica cosa che mi sento di dire è che ci vuole molto equilibrio in tutto, bisogna sempre cercare di scartare gli estremi !!!

Tratto dal sito: http://www.no-alla-caccia.org/lacatturadijurkaelacampagnajurkalibera/

Jurka, in nome del popolo: condannata a vita!

L’orsa rinviene e si alza a fatica, barcollando. È stordita a causa della narcosi, la testa le fa un male terribile. Deve ispezionare l’ambiente estraneo. Qui, infatti, non è venuta di sua scelta. Solo pochi passi e inciampa già in un recinto. Presa dal panico, ora fa la spola avanti e indietro nel minuscolo perimetro e sembra quasi che sia presa dalla disperazione. Tutt’intorno c’è questo recinto che le impedisce di scappare. Scava e graffia ripetutamente lo stesso albero e cerca di arrampicarvisi, nella speranza di riuscire, in questo modo, a scavalcare la recinzione. Invano. Qualunque cosa cerchi di intraprendere nel suo panico infinito, Jurka è e rimane rinchiusa.
Solo pochi giorni prima, aveva attraversato distese di campagne, aveva scorrazzato per boschi, aveva potuto rinfrescarsi in laghi, torrenti e fiumi. Ora è rinchiusa in una piccolissima area di 1700 metri quadrati. Solo pochi giorni fa annusava nel vento per individuare da dove venisse il profumo del cibo prezioso. Ora le verdure, facilmente deperibili, non solo si trovano sempre allo stesso posto, ma hanno sempre lo stesso odore. Per Jurka tutto questo non solo è semplicemente noioso, ma è anche un’indicibile sofferenza.
Poco tempo dopo, deve accettare suo malgrado che le venga iniettata un’altra narcosi, per poterla sterilizzare , per toglierle il suo indomabile bisogno di libertà. E, naturalmente, per tenere lontani dall’orsa fecondabile maschi eventualmente interessati.
Jurka è uno dei 10 esemplari che fra il 1999 e il 2002 vennero trasferiti dalla Slovenia nella regione italiana del Trentino, per incrementarvi il numero di orsi. E, secondo i criteri del progetto, pare che Jurka abbia fatto molto bene la sua parte. Nell’inverno dell’anno 2004, infatti, diede alla luce due orsacchiotti.
Quale madre premurosa, Jurka aveva insegnato ai suoi due figlioletti tutto quello che lei stessa aveva sperimentato e imparato. Fra l’altro, il fatto che la vicinanza degli uomini spesso è in relazione con un facile accesso al cibo.
Questo l’aveva imparato dal proprietario di un albergo che voleva assicurarsi un’attrazione per i suoi clienti e un portafogli pieno per se stesso. Per questo, allettava in continuazione l’orsa con del cibo. Egli, ha fatto di Jurka “un’orsa da circo”, che viveva in modo selvatico e lei, a sua volta, ha passato questa terribile conoscenza alla sua prole.
Quando i due giovani orsi raggiunsero l’età in cui erano in grado di andarsene per la loro strada, misero in pratica le loro conoscenze e si avvicinarono ai centri abitati, dove placarono la loro fame con numerose ghiottonerie, raggiungibili senza troppi ostacoli. Fra l’altro, trovarono pecore, galline e il miele delle arnie.
La loro euforia iniziale si trasformò ben presto in panico. “In nome del popolo” vennero espressi dei verdetti terribili: a morte gli orsi!. Così, al primo figlio di Jurka, da una parte della popolazione chiamato amorevolmente “Bruno”, venne fatto un “processo sommario”, in Baviera. Il “popolo” decretò la sua condanna. Venne ucciso con un fucile di grosso calibro da alcuni cacciatori. Suo fratello si è “trasferito”in Svizzera dove, per il suo comportamento da ladruncolo, gli è stato dato il nome di “Lumpaz”. Dal 2005, il “monello” viene dato per scomparso.
Nel 2006 Jurka ha partorito nuovamente. Questa volta ha dato alla luce tre orsacchiotti, due maschi e una femmina. Tuttavia, anche questa volta la felicità familiare non è durata molto. Ad uno dei due figli è toccata la stessa sorte del fratello più grande, Bruno: lo hanno ucciso nei pressi di Mittelbünden in Svizzera. Gli altri due, forse per il fatto che avevano ancora un certo timore verso gli uomini, sono riusciti fino ad ora a rimanere vivi.
Perché sta accadendo tutto questo? Cos’è successo? E’ successo che gli orsi, all’inizio così tanto desiderati per portare avanti il progetto di ripopolamento, a causa di una serie di errori di valutazione commessi dall’uomo – ma anche per la presenza di interessi commerciali – sono, con il tempo, diventati animali che “causavano problemi alla collettività”. E, così, Jurka è stata presa e rinchiusa, in nome del popolo, in un recinto dove rimarrà fino alla fine dei suoi giorni.
Ma c’è anche un’altra parte della popolazione che, scossa da questa ingiustizia, non rimane inerte. Non è questa la soluzione che vuole per Jurka. Sono state raccolte migliaia di firme, sono state intraprese azioni di protesta. Jurka è riuscita ad avere attimi di notorietà, solitamente riservati a politici e ad attori. Un giornale del Trentino l’ha addirittura dichiarata la “personalità” più famosa dell’anno 2007. Tuttavia, questa notorietà e le proteste non portarono ad alcun beneficio per l’orsa. Jurka rimase ancora a soffrire e a vegetare per mesi in quel piccolo e triste recinto, a S. Romedio.
Dopo dieci mesi di proteste, il governo cede alla pressione di associazioni animaliste e della pubblica opinione e trasferisce Jurka in un recinto più grande. Qui ha ora 8000 metri quadrati a disposizione. Tuttavia, nemmeno qui cambia molto, nemmeno qui ci sono sfide da superare o animali con cui convivere e neppure la pancia sempre piena è in grado di ridarle la gioia di vivere. Il verdetto “carcerata a vita” rimane, la prigione solitaria è solo diventata un po’ più grande.
Jurka è diventata silenziosa. No, non perché ha trovato la tranquillità interiore, ma perché ha gettato la spugna. I suoi sensi non trovano alcuno stimolo. Nessun profumo di un altro orso che ha marcato il suo territorio, nessuna parola d’ordine di altri animali rapaci, nessun cespuglio da cui poter staccare i frutti. Perché dovrebbe, quindi, gioire di andare avanti e indietro nel suo recinto?

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